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CRACK CIRIO: CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER I BANCHIERI ECCELLENTI La Procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio (clicca per scaricarla) per l'inchiesta sul crack della Cirio che riguarda 44 indagati, per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla bancarotta fraudolenta alla truffa, per episodi avvenuti tra il 1998 ed il 2003. Il Processo prenderà l'avvio venerdì 16 giugno (prima era stata ipotizzata la data del 30 marzo 2006), dinanzi al GIP del Tribunale di Roma, Dott. Barbara CALLARI. Tra gli indagati per cui i pm Tiziana Cugini ed il procuratore aggiunto Achille Toro hanno chiesto il processo, ci sono componenti della famiglia di Sergio Cragnotti, il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, l'ex ad di Bipielle (oggi Bpi) Gianpiero Fiorani e l'ex presidente del SanPaolo Imi Rainer Masera. Rispetto all'avviso di conclusioni indagini depositato l'11 maggio scorso, la richiesta di rinvio a giudizio non comprende le posizioni della Deloitte & Touche e di un suo funzionario Sebastiano Baudo perché la loro posizione è stata stralciata e verrà comunque riunificata al procedimento principale in tempo per l'udienza preliminare. A carico degli indagati si contestano i reati di bancarotta fraudolenta, preferenziale e truffa. La fraudolenta è in riferimento alle false comunicazioni sociali anche in danno dei soci o dei creditori alla falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni delle società di revisione. La truffa è invece legata a diversi avvenuti tra il '98 e il 2003. I Pm Tiziana Cugini, Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli hanno firmato insieme con il procuratore aggiunto Achille Toro un documento che riassume di fatto le quasi 3mila pagine dell'indagine. Oltre a Sergio Cragnotti, ed ai figli Andrea, Massimo, Elisabetta e al marito di questa Filippo Fucile, coinvolta nel crack anche la moglie Flora Pizzichemi. Ma al centro delle ipotesi accusatorie anche otto manager della Banca di Roma tra cui lo stesso Cesare Geronzi. Della Sanpaolo Imi coinvolti Rainer Masera, Luigi Maranzana e Massimo Mattera. Ma anche la Banca popolare di Lodi con Giampiero Fiorani e Giovanni Benevento. A differire dal deposito degli atti ci sono anche accuse per alcuni consiglieri del gruppo Cirio. L'inchiesta sul crack del gruppo agroalimentare Cirio è stata aperta nell'estate 2003 dopo la riunificazione di diverse querele presentate da alcuni obbligazionisti dopo il mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. Al centro degli accertamenti degli inquirenti sin da subito nove bond piazzati sul mercato tra il maggio 2000 e il maggio 2002 per un totale di 1.125 milioni di euro. In base a quello che è emerso dagli accertamenti Cragnotti e soci sono accusati anche di aver costituito alcune società, poi dichiarate insolventi, che si rivelarono vere e proprie scatole vuote che avevano il solo scopo di emettere i bond in Lussemburgo e quindi al fine di aggirare quanto disposto dal Codice civile. Il raggiro sarebbe continuato riuscendo ad evitare ogni valutazione da parte della società specializzata di rating che indicavano il rischio connesso con la sottoscrizione delle suddette obbligazioni. In pratica si è anche poi omesso di fornire al mercato il prospetto informativo richiesto dalla normativa italiana. Infine è stata fornita all'esterno una falsa rappresentazione delle condizioni economico-finanziarie delle società emittenti e garanti, fra l'altro mediante l'approvazione dei bilanci ordinari e consolidati. La richiesta della Procura per il caso Cirio è "un'iniziativa dell'accusa, prevista ed accolta serenamente" da Capitalia. Lo rende noto l'istituto in un comunicato. "Sulla base delle notizie diffuse dalle agenzie di stampa -si legge - la richiesta formulata dalla Procura per il caso Cirio anche nei confronti di alcuni esponenti della allora Banca di Roma, secondo i legali dell'Istituto, riproduce ipotesi già contenute nell'avviso di conclusione delle indagini". Si tratta, perciò, di un'iniziativa dell'accusa, prevista ed accolta serenamente dalla Banca in quanto consentirà, finalmente, a quest'ultima di sottoporre al vaglio critico del giudice dell'udienza preliminare le argomentazioni che dimostrano l'infondatezza dell'impianto accusatorio. La Banca, concludono i legali, ha sempre fermamente contestato, fin dall'inizio, i rilievi mossi confutandoli anche sulla base di autorevoli e puntuali consulenze tecniche che avvalorano la piena correttezza dell'operato dei propri esponenti che hanno sempre agito nell'esclusivo interesse dell'Istituto e nel pieno rispetto di tutte le norme vigenti. Riassumendo allo stato il processo sarà celebrato contro: Sergio Cragnotti, i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile, la moglie Flora Pizzichemi, i banchieri Cesare Geronzi, attuale presidente di Capitalia già presidente del Cda di Banca di Roma, Rainer Masera (ex presidente Cda San Paolo Imi), Luigi Maranzana (ex Cda San Paolo Imi), Massimo Mattera (Area crediti San Paolo Imi), Gianpiero Fiorani (ex Ad Banca Popolare di Lodi), Giovanni Benevento (Presidente Popolare Lodi), Ambrogio Sfondrini (Cirio spa e poi condirettore generale della Banca Popolare), Angelo Fanti (gestore agenzia Roma centro proponente per il gruppo Cirio), Pietro Celestino Locati (vicedirettore generale Banca di Roma), Remo Martinelli (Banca Roma, condirettore area crediti), Michele Casella (Banca di Roma, direttore area studi), Antonio Nottola (Banca di Roma, componente Cda), Angelo Brizi (area intermediazione Banca di Roma), Alberto Giovannini (Banca Di Roma, area finanza). Ed inoltre, di Emma Benedetti (Sagrit, poi Cirio Holding spa), Riccardo Riccardi Bianchini (Sagrit), Vittorio Bottazzi, Ernesto Chiacchierini, Tommaso Farini, Riccardo Ferrero, Livio Ferruzzi, Alfredo Gaetani, Roberto Michetti, Paolo Micolini, Mauro Luis Pontes Pinto, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Grazia Scartaccini, Lucio Velio, Giuseppe Vitali, Antonio Petrucci, Raffaele Riva, Rossano Ruggeri, Francesco Scornajenchi, Gianluca Marini, Annnunziato Scordo, Francesco Matrone, Francesco Sommaruga (Cirio Spa). ADUSBEF sarà presente al processo e si costituirà parte civile per sè e per gli associati che vorranno parteciparvi.
IL PROCESSO dinanzi al GUP di ROMA Dott. Barbara CALLARI
Udienza del 16 giugno 2006 A tre anni e mezzo dal default da 1,125 miliardi di euro del gruppo agroalimentare si è aperta questa mattina, venerdì 16 giugno, l'udienza preliminare. Il temuto assalto dei dodicimila (tanti sono i risparmiatori danneggiati, mentre in circa tremila hanno trovato un accordo economico con la controparte) non c'è stato, così come spiccava l'assenza dei big imputati, dall'ex patron Sergio Cragnotti al presidente di Capitalia Cesare Geronzi, e tantomeno di Gianpiero Fiorani, ex numero uno della Banca Popolare Italiana. Poco dopo le 9 gli avvocati dei 46 imputati (45 persone e la società di revisione Deloitte& Touche in veste di persona giuridica) sono entrati in aula. Sono state solo circa 1.500 le richieste di ammissione come parti civili. In rappresentanza degli obbligazionisti si sono presentate le associazioni dei consumatori Adusbef ed altre. I piccoli azionisti della Cirio e i possessori di bond, comunque, hanno ancora tempo fino all'inizio del dibattimento per chiedere di poter essere inserite tra le parti lese nel processo. La prossima udienza è stata fissata il 17 luglio quando i difensori degli indagati per cui è stata fatta richiesta di rinvio a giudizio esporranno la loro posizione sull'ammissibilità delle parti civili. I reati contestati vanno, a seconda delle posizioni, dalla bancarotta per distrazione, documentale, preferenziale e patrimoniale, alla truffa. I fatti al vaglio del gup Barbara Callari riguardano, oltre al mancato pagamento dei 9 bond emessi dal 30 maggio 2000 al 31 maggio 2002, anche distrazioni di denaro, creazione di «scatole vuote», i premi pagati alla Lazio campione d'Italia 2000, l'affare Eurolat. Un capitolo consistente del capo di imputazione è dedicato al ruolo delle banche. Secondo la Procura, infatti, gli istituti di credito coinvolti avrebbero sostenuto il gruppo di Cragnotti nell'emissione delle obbligazioni e, per quanto riguarda Banca di Roma, l'accusa è «di aver posto in essere una serie di artifici e raggiri consistiti nell'aver favorito, in qualità di joint leader manager, le prime due emissioni di bond, per un valore di 150 milioni di euro ciascuna, e in qualità di manager per l'emissione, il 24 maggio 2005 (per un valore di 200 milioni) nonostante lo stato di dissesto dei soggetti emittenti e garanti, da loro intenzionalmente dissimulato verso l'esterno» Udienza del 17 luglio 2006 L'udienza del 17 luglio è stata rinviata a causa dell'astensione dalle udienze proclamata dall'Ordine Forense. L'udienza è stata rinviata al 31 ottobre 2006 per gli stessi incumbenti Udienza del 31 ottobre 2006
A seguito di lunga discussione il GUP ha ammesso la costituzione delle parti civili, salvo qualche eccezione formale. Le associazioni dei consumatori sono state tutte escluse. Adusbef ha presentato per i suoi iscritti le chiamate dei terzi in causa e dopo l'autorizzazione provvederà a citare nel processo le banche presunte responsabili del dissesto. L'udienza è stata spostata al 21 dicembre 2006, per il prosieguo.
Udienza del 21 ottobre 2006
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