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L'associazione dei consumatori Adusbef ha chiesto, tramite il vice presidente del foro di Lecce, avvocato Antonio Tanza, di costituirsi parte civile nel processo sul primo "filone" dell'inchiesta di Trani, quella sugli interessi legati alle carte revolving.
L'associazione "critica ancora una volta l'immobilismo della Banca d'Italia che tutela gli esclusivi interessi di banche e società esercenti le carte di credito" e pubblica un vademecum di "accortezze e consigli per il buon utilizzo del denaro di plastica".
Elio Lannutti in una nota parla di "pressioni dei signori del credito, per non far divulgare l'inchiesta della Procura di Trani sulle carte 'revolving' dell'American Express" e mette in luce un "meccanismo truffaldino di interessi che lievitavano oltre i tassi soglia fissati dalla legge antiusura, con un anatocismo che faceva aumentare i tassi della revolving card fino al 54,21 %,oltre il doppio dei limiti pur elevati 25,68% consentiti dalla legge sull'usura".
Ma anche "tenendo conto degli importi effettivamente addebitati a titolo di penale o di interessi di mora su una modesta rata non pagata" gli interessi stessi "potevano arrivare fino al 251,2%, una mostruosità rispetto ai tassi pubblicizzati pari al 20,15% di Barclaycard; 17,23% di American Express; 17,52% di Carta Viva; il 16,65% di Carta Tiscali; il 16,49% di Carta Aura; il 15,50% di Clarima e Credit Tim".
"Tali pesanti pressioni censorie rilevate dal PM Michele Ruggiero, - continua Lannutti - che ha indagato con le ipotesi di concorso in truffa aggravata e usura i vertici di American Express Italia, il direttore Massimo Quarra ed il responsabile legale Francesco Fontana, ai quali sono stati notificati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Bari due avvisi di garanzia, sono la plastica dimostrazione di un potere smisurato dei signori banchieri i quali, oltre a praticare l'usura legalizzata, quando vengono presi in flagranza di reato ad esercitare tassi e condizioni da strozzini, si adoperano, forti del potere economico e degli investimenti pubblicitari, o per non far pubblicare le notizie, oppure per farle relegare ad orari notturni impossibili, come è accaduto con il servizio del TG1".
Adusbef - anch'essa ascoltata dal Pm Ruggero - ritiene però che "dovrebbe essere la Banca d'Italia e non le Procure a verificare se banche e società emittenti non rispettano la legge 108/96, provvedendo d'ufficio ad effettuare controlli preventivi degli archivi informatici in merito alle pratiche relative ai titolari delle carte revolving". La Gazzetta del Mezzogiorno 17 marzo 2010